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Quota 100 fino a quando spetta?

Quota 100 fino a quando spetta?

Pensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi: qual è la data limite per raggiungere i requisiti?

Quota 100 fino a quando spetta – Riuscirò a raggiungere la quota 100? È questa la domanda che molti lavoratori prossimi alla pensione si pongono. Il pensionamento agevolato con quota 100, difatti, può essere riconosciuto soltanto sino a una determinata data limite, dato che non è un trattamento strutturale, ma sperimentale.

A questo proposito, è bene sapere che, una volta raggiunti i requisiti, la pensione può essere liquidata successivamente. In altri termini, anche se la finestra, ossia il periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione, termina dopo la chiusura del triennio di sperimentazione, il trattamento spetta comunque. Lo stesso vale per chi matura i requisiti durante il triennio e decide solo successivamente di avvalersi di questo tipo di pensione. Ma procediamo con ordine e facciamo chiarezza sulla pensione quota 100.

Requisiti– La pensione con quota 100 può essere ottenuta con un minimo di 62 anni di età è di 38 anni di contributi. Presso determinate gestioni previdenziali, come l’assicurazione generale obbligatoria e alcuni fondi sostitutivi, è richiesta anche la maturazione di 35 anni di contributi (compresi nei 38 anni complessivi) al netto della contribuzione figurativa per periodi di disoccupazione non indennizzata e di malattia o infortunio non integrati dall’azienda. Il requisito contributivo può essere raggiunto anche cumulando i versamenti accreditati presso casse diverse, ad esclusione delle gestioni dei liberi professionisti.

Finestre– La pensione quota 100 non può essere liquidata immediatamente, una volta soddisfatte le condizioni anagrafiche e di contribuzione richieste, ma si deve attendere un periodo per la decorrenza del trattamento, detto finestra. La finestra è pari a tre mesi per i lavoratori del settore privato ed a sei mesi per i dipendenti pubblici. Al personale del comparto scuola si applica, come di consueto, la finestra annuale. I dipendenti pubblici devono inoltre fornire alla propria amministrazione un preavviso minimo di sei mesi.

Penalità– La liquidazione della pensione con quota 100 non prevede delle penalizzazioni nel calcolo del trattamento, né il ricalcolo contributivo. Tuttavia, il pensionato non può svolgere alcuna attività lavorativa sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, attualmente pari a 67 anni. Sono ammesse le sole attività di lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5000 euro di compensi annui lordi.

Triennio di sperimentazione – Entro quando possono essere maturate le condizioni per la quota 100? In base a quanto dispone l’art.14 del DL 4/2019, istitutivo del trattamento, le condizioni possono essere maturate sino al 31 dicembre 2021. La finestra, come confermato anche dall’Inps (circ. 11/2019), può invece ricadere in un periodo successivo. In pratica, si applica anche alla quota 100 il principio generalmente valido per i trattamenti pensionistici, ossia quello di cristallizzazione dei requisiti: una volta maturate le condizioni per la pensione, questa può essere liquidata in qualsiasi momento posteriore, anche se il trattamento dovesse essere abolito o comunque la legge che lo prevede modificata.

Abolizione quota 100 – In base a quanto reso attualmente noto, la pensione con quota 100 non sarà abolita anticipatamente, cioè prima della fine del triennio di sperimentazione: pertanto, chi matura i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2021 può “dormire sonni tranquilli”. Per far cessare anticipatamente la quota 100, difatti, si dovrebbe intervenire sull’art. 14 del DL 4/2019, anticipando la fine del periodo di sperimentazione.

Proroga quota 100 – Sempre secondo quanto reso noto ad oggi, non ci sarà però nemmeno alcuna proroga del triennio di sperimentazione. Chi, dunque, maturerà i requisiti per il trattamento pensionistico a partire dal 1° gennaio 2022 dovrà attendere, per pensionarsi, o i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (art.24 co. 10 D.lgs. 201/2001, ossia 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), oppure per la pensione di vecchiaia ordinaria (art. 24 co. 6 D.lgs. 201/2001, cioè 67 anni di età e vent’anni di contributi). In buona sostanza, si creerà uno “scalone”, cioè un differenziale, pari a circa cinque anni tra chi ha la fortuna di maturare i requisiti quota 100 nel triennio e chi invece li matura dal 2022 in poi.

Attualmente, Governo, Parlamento e parti sociali sono al lavoro per trovare una soluzione a questa notevole disparità di trattamento. Molte le soluzioni proposte: dalla pensione anticipata per tutti con 41 anni di contributi, alla pensione quota 102, con 38 anni di contributi e 64 anni di età. Per rendere strutturali e sostenibili gli interventi, ai trattamenti dovrebbero essere applicate delle penalizzazioni percentuali, proporzionate agli anni di anticipo rispetto all’età pensionabile (cioè all’età per la pensione di vecchiaia ordinaria); si pensa anche al ricalcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico, che solitamente comporta un notevole taglio dell’importo rispetto al calcolo retributivo – misto. In ogni caso, non dovrebbero essere penalizzati i lavoratori svantaggiati, come gli addetti a mansioni faticose, gli invalidi, i disoccupati di lungo corso e coloro che assistono disabili.

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