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Mobbing bossing e burnout Reazioni emotive dovute allo stress lavorativo

Mobbing bossing e burnout REAZIONI EMOTIVE DOVUTE ALLO STRESS LAVORATIVO

Il datore di lavoro che dovesse essere a conoscenza di comportamenti vessatori, configuranti mobbing, compiuti da parte di un proprio dipendente ed attuati nei confronti di un suo collega, è tenuto a porre in essere, secondo il criterio “della massima sicurezza”, quanto necessario per impedire il reiterarsi di comportamenti illeciti e pretestuosi.

Mobbing bossing e burnoutIl termine mobbing, letteralmente indica “l’assalto (fisico)” di un gruppo ad un individuo, invece nella psicologia del lavoro, indica una violenza psicologica, talvolta anche fisica, perpetrata sul posto di lavoro e che a poco a poco diventa patologica e genera particolari situazioni di conflitto che producono, a chi li subisce, stati di perduranti sofferenze psichiche e spesso di alterazioni permanenti dell’umore e della personalità, oltre che malesseri fisici.

Ma perché si possa configurare realmente “mobbing”, è necessario che ricorrano una serie di comportamenti di carattere persecutorio con intento vessatorio, in modo sistematico e prolungato nel tempo (almeno sei mesi).

Tali condotte possono essere poste in essere, tanto dal datore di lavoro, che da colleghi, dirigenti, responsabili o preposti e a seconda dei casi, si possono individuare differenti tipologie di mobbing:

  • mobbing verticale, nel quale il datore di lavoro o il superiore gerarchico abusa della propria posizione nei confronti dei lavoratori subordinati a lui sottoposti;
  • mobbing orizzontale, che si configura invece quando i comportamenti violenti nei confronti di una persona provengono dai propri colleghi;
  • bossing “quando viene a mancare la fase del conflitto, caratterizzata solitamente da veri propri e scontri e da ripercussioni concrete per il vessato, in questo caso, quindi, si verifica una variante del mobbing, il bossing, cioè una sorta di mobbing pianificato e compiuto dai superiori o dai dirigenti dell’azienda, quasi sempre con lo scopo preciso di indurre il dipendente alle dimissioni”.

Il Mobbing cosiddetto strategico dunque, consiste nel porre in atto azioni sistematiche, spesso connotate da fatti antigiuridici, da parte della dirigenza, al fine di escludere deliberatamente dipendenti “scomodi”, in quanto sgraditi o superflui.

Il burnout, a differenza del mobbing, si configura a causa di una reazione emotiva dovuta allo stress lavorativo tipico delle professioni nelle quali non si utilizzano solo competenze tecniche, ma anche abilità sociali ed energie psichiche per soddisfare i bisogni dell’utenza. Il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo, e atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso sé stesso.

Si tratta quindi di una particolare patologia legata all’esercizio delle proprie funzioni lavorative, che conduce il soggetto a manifestare una progressiva perdita di idealismo, energia e scopi.

Le professioni più colpite da questo fenomeno sono: medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, poliziotti etc.

Il soggetto colpito da burnout manifesta tutta una serie di sintomi, quali:

  • sintomi aspecifici – irrequietezza, senso di stanchezza, esaurimento, apatia, nervosismo e insonnia;
  • sintomi somatici – ulcere, cefalee, aumento o calo ponderale, nausea, disturbi cardiovascolari, difficoltà sessuali;
  • sintomi psicologici – depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia, risentimento, irritabilità, aggressività, alta resistenza ad andare al lavoro, indifferenza, negativismo, isolamento, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero, resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con l’utenza, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti dell’utenza e dei colleghi di lavoro.

Le aziende per prevenire tali fenomeni, devono somministrare la dovuta formazione ai gestori di risorse, sensibilizzandoli e istruendoli sui rischi economici e sulle ricadute negative di una “mala gestio” dei rapporti umani e lavorativi.

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